G8 Genova – Agnoletto, l’UE al servizio di banche e multinazionali

Posted on 22/07/2011 - by

 

 

 

 

 

Per ricordare i fatti del G8 di Genova (luglio 2001, ndr), PlanetNext parla con Vittorio Emanuele Agnoletto, uno dei leader storici del “Movimento no-global”. Portavoce del ‘Genova Social Forum’ nel 2001, Agnoletto è attualmente europarlamentare, eletto nel 2004 tra le fila di Rifondazione Comunista e iscritto al gruppo della Sinistra europea – Sinistra Verde Nordica.

PN: Dopo il G8 di Genova, il “movimento no-global” sembra essersi eclissato, soprattutto in Europa e in Nord America. E’ d’accordo? E se si’, quali sono i motivi?

VEA: Il movimento italiano è stato ferito dalla repressione, ne è uscito con enormi debolezze dovute al fatto che spesso, e per troppo tempo, le risorse si sono disperse a causa di una repressione che distoglieva l’attenzione dai temi centrali della protesta: gli affari delle banche con i mercanti d’armi, l’economia etica, etc. Il movimento in Italia non è comunque scomparso, tutt’altro, lo dimostra il referendum contro la privatizzazione dell’acqua (tenutosi il 12 e 13 giugno 2011, ndr). A livello globale, invece. abbiamo l’esempio dell’Uruguay che ha messo nella sua costituzione il diritto all’acqua (l’articolo 47, emendato nel 2004, stabilisce che “l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari sono diritti umani fondamentali, ndr). Non c’e’ dubbio che dopo il forum di Marrakesh, e degli altri che vi hanno fatto seguito nel Maghreb, la rivoluzione attuale dei giovani arabi sia una dimostrazione di un movimento globale in continuo sviluppo, per opporsi a dittature e soprusi. Allo stesso tempo la contestazione diventa un momento di forte critica nei confronti delle multinazionali, se si tiene conto che 7 multinazionali controllano il 60 per cento della produzione di beni di prima necessità. E’ vero, però, che la strada è ancora lunga per raggiungere i nostri obiettivi, come l’abbattimento dei monopoli economici sui prodotti agricoli di prima necessità.

PN: Qual è secondo Lei l’eredità politica e sociale del movimento che ebbe il suo culmine 10 anni fa a Genova? E chi l’ha raccolta in Europa e altrove?

VEA: L’eredità migliore è il recente Referendum in Italia. La difesa dei beni comuni nasce a Genova, e credo che le stesse modalità di fare politica al di fuori dei partiti siano dovute anche a Genova. La distanza dai politici è aumentata rispetto agli anni passati. Oggi si riconosce che avevamo ragione: la crisi economica, le rivolte in Europa e nei Paesi mediorientali, lo stato di guerra permanente, un’economia cieca basata sulla povertà altrui. Se va avanti così si arriverà a una disoccupazione pazzesca, ovvero una situazione peggiore di dieci anni fa.

PN: Lo slogan di allora, “Noi 6 miliardi, voi G8″, e’ tuttora valido: la popolazione aumenta, la concentrazione del potere, economico e politico, rimane invariata. Cosa hanno fatto le istituzioni europee per modificare questo rapporto tra politica e società civile?

VEA: Le istituzione europee hanno fatto poco. Confermo: la distanza tra politica e società civile è aumentata, l’Unione Europea si è appiattita, è governata dalle banche mondiali, il divario tra poveri e ricchi è cresciuto in maniera spropositata. Una delle cose che il ‘Genova Social forum’ contestava era il piano di aggiustamento strutturale del Fondo monetario internazionale, tramite il quale si obbligarono gli Stati a diminuire la spesa pubblica di base. Ora questi stessi piani economici sono alla base delle politiche di contenimento della spesa in Grecia e Portogallo.

PN: Agire locale, pensare globale: cosa e’ rimasto di questo motto, alla luce dei sempre più numerosi accordi di libero scambio a livello regionale e internazionale. Accordi che non sembrano tenere conto delle necessità primarie delle popolazioni rurali?

VEA: Il punto guida del movimento a Genova fu quello di costituire e rafforzare i mercati regionali, con l’invito a consumare prodotti locali evitando sprechi come lo sperpero di energia, sostenendo quindi i posti di lavoro e le sinergie locali. Lo slow food, in questo senso, rappresenta un buon risultato. Il mio gruppo al Parlamento Europeo ha sempre votato contro tutte le leggi che danno alle multinazionali vantaggi che distruggono le attività produttive rurali e locali, come nel Nord Africa, dove la Spagna e’ autorizzata a saccheggiare i mari, lasciando ben poco spazio ai piccoli pescatori e precludendo loro un futuro con la pesca.

Nella Foto, Agnoletto mentre parla al Genova Social Forum del 2001.

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